Prima di diventare un simbolo della crescita industriale sudcoreana, Daewoo non aveva nulla a che fare con la produzione automobilistica. Il gruppo fondato nel 1967 da Kim Woo-Choong a Seul si occupava di tessuti e import-export. È attraverso l’acquisizione progressiva di un assemblatore locale, la Saehan Motor, che la divisione automobilistica Daewoo Motor nasce ufficialmente nel 1983.
Saehan, Shinjin, Daewoo: cinque nomi per un solo costruttore
Il percorso del costruttore, prima ancora di chiamarsi Daewoo, è un caso esemplare dell’industria coreana emergente. Tutto inizia nel 1937 con la National Motor, un semplice assemblatore di camion giapponesi sotto licenza. Rinomata Saenara nel 1962, l’azienda assembla allora delle Nissan Bluebird per il mercato interno coreano.
Parallelamente, il produttore di autobus Shinjin acquisisce Saenara nel 1965, per poi assemblare delle Toyota Corona tra il 1966 e il 1972. Nel giugno 1972, Shinjin forma una joint venture con la General Motors sotto il nome di GM Korea. L’assemblaggio di modelli Holden e Opel inizia nello stesso anno.
Cinque cambi di nome in due decenni (Saenara, Shinjin, GM Korea, Saehan, Daewoo): questa instabilità riflette le turbolenze politiche ed economiche della Corea del Sud dell’epoca. Il gruppo industriale Daewoo acquista la metà delle quote di Saehan nel 1976, e il marchio assume definitivamente il nome Daewoo nel gennaio 1983.
Fino al 1986, i veicoli rimangono kit importati assemblati localmente. Questo dettaglio tecnico spiega perché, durante questo periodo, si trovano su daewoo-automobile.fr schede tecniche molto simili a quelle di Opel o Nissan: Daewoo non progettava ancora le proprie auto.

Modelli di punta Daewoo degli anni ’90: Espero, Lanos e Matiz
Il decennio 1990 segna un punto di svolta. Il costruttore passa da semplice assemblatore a marchio esportatore, con modelli venduti in Europa, Asia e America Latina.
Espero e Nexia, primi passi all’export
L’Espero, berlina intermedia lanciata all’inizio degli anni ’90, si basa ancora su una piattaforma Opel. Il suo design firmato Bertone le conferisce un vantaggio estetico rispetto alle concorrenti coreane dell’epoca. La Nexia, derivata dall’Opel Kadett, si rivolge ai mercati emergenti con un prezzo d’ingresso competitivo.
Questi due modelli delineano la strategia Daewoo: offrire un veicolo dall’aspetto europeo a un prezzo sensibilmente inferiore. Il compromesso funziona nei mercati dove il budget prevale sull’immagine del marchio.
Lanos, Nubira, Leganza: il trio della maturità
Alla fine degli anni ’90, Daewoo lancia tre veicoli progettati internamente:
- La Lanos, utilitaria compatta disponibile in versioni a tre e cinque porte, nota per la sua robustezza meccanica e il basso costo di manutenzione
- La Nubira, berlina familiare disponibile anche in versione station wagon, posizionata tra la Lanos e la Leganza
- La Leganza, berlina di alta gamma del costruttore, disegnata da Giugiaro (Italdesign), con un interno più curato rispetto alla concorrenza coreana dell’epoca
Questo trio rappresenta il culmine dell’ambizione Daewoo. Per la prima volta, il marchio offre una gamma coerente che copre tre segmenti, dal veicolo d’ingresso alla berlina di prestigio.
Matiz: l’utilitaria che ha conquistato l’Europa
La Matiz rimane il modello più venduto di Daewoo a livello internazionale. Progettata da Giugiaro, questa mini-utilitaria lanciata alla fine degli anni ’90 conquista per le sue dimensioni compatte e il prezzo molto accessibile. La Matiz ha familiarizzato milioni di europei con l’automobile coreana.
La sua discendenza è sopravvissuta ben oltre la scomparsa del marchio: ribattezzata Chevrolet Spark, è stata prodotta per oltre tre decenni prima della cessazione della produzione nello stabilimento di Changwon l’8 settembre 2022.

Crisi asiatica e acquisizione da parte di General Motors
La fine degli anni ’90 colpisce duramente i chaebol coreani. Daewoo, gravemente indebitata dopo un’espansione rapida nella costruzione navale, nell’elettronica e nell’automobile, non resiste alla crisi finanziaria asiatica del 1997-1998.
Il gruppo Daewoo dichiara bancarotta nel 1999, e la divisione automobilistica viene posta sotto amministrazione giudiziaria. La General Motors acquista gli attivi automobilistici e crea GM Daewoo nel 2002. I modelli esistenti continuano a essere prodotti, ma il marchio Daewoo scompare progressivamente dai mercati europei a favore del marchio Chevrolet.
In Europa, il passaggio è completo intorno al 2011. La Lacetti diventa Chevrolet Cruze, la Kalos diventa Chevrolet Aveo. Il nome Daewoo scompare dalle concessionarie, anche se le piattaforme tecniche rimangono coreane.
Damas e Labo: gli ultimi veicoli Daewoo ancora in circolazione
Gli articoli dedicati a Daewoo si concentrano su berline e utilitarie. Due micro-utilitari meritano però di essere menzionati: il Daewoo Damas (minivan) e il Daewoo Labo (mini-furgone).
Questi due veicoli, progettati alla fine degli anni ’80, hanno continuato a essere venduti in Corea del Sud senza cambi di marchio fino al 2021. Non sono mai stati ribattezzati Chevrolet, il che li rende gli ultimi veicoli commercializzati con un nome direttamente ereditato da Daewoo.
La loro cessazione della produzione nel 2021 è legata alle nuove normative di sicurezza coreane. Con loro scompare l’ultimo legame fisico tra le catene di montaggio e il marchio Daewoo.
Eredità Daewoo nell’industria automobilistica attuale
La riconversione dello stabilimento di Changwon, passato dalla produzione della Chevrolet Spark (diretta erede della Matiz) a quella della Chevrolet Trax di seconda generazione, illustra una tendenza strutturale. Le utilitarie derivate da Daewoo hanno ceduto il passo ai SUV urbani.
Il mercato coreano delle mini-utilitarie nuove è ora dominato dal gruppo Hyundai con il Casper, la Kia Morning e la Kia Ray. La nicchia che Daewoo aveva contribuito a creare con la Tico e poi con la Matiz non è più occupata dai suoi eredi.
Il nome Daewoo è scomparso dai showroom, ma il marchio ha svolto un ruolo strutturante: ha dimostrato che un costruttore coreano poteva esportare massicciamente in Europa e competere con i marchi affermati nel segmento dei veicoli accessibili. Questa lezione, Hyundai e Kia l’hanno appresa e amplificata.



